A prima vista sembrano fotografie nate per essere salvate su Pinterest. Pelle di porcellana, luci morbide, pizzi, frutti, colori lattiginosi e volti che sembrano usciti da un anime o da una fiaba. Poi l’occhio si ferma su un dettaglio: un livido sulle ginocchia, un insetto, uno sguardo assente, un gesto che rompe l’illusione.
È proprio lì che la fotografia di Federica Duma cambia direzione.

Le sue immagini prendono in prestito il linguaggio delle fiabe, del folklore e dell’immaginario giapponese, costruendo scene sospese tra sogno e realtà. Lo storytelling è centrale: ogni fotografia suggerisce una storia senza raccontarla del tutto, lasciando allo spettatore il compito di completarla. Come accade nelle fiabe tradizionali, ciò che conta non è tanto la spiegazione quanto il simbolo: un oggetto, un animale o un dettaglio apparentemente secondario finiscono per cambiare il significato dell’intera scena. Un approccio che richiama quella tradizione narrativa in cui il fantastico diventa uno strumento per parlare della realtà, più che per fuggirla.
Ma quelle immagini parlano anche del presente.

Viviamo in un’epoca in cui la perfezione è diventata un formato. I social ci hanno abituati a superfici impeccabili, volti levigati e vite senza crepe. Eppure le crepe esistono. Cambiano solo posto. Non sono più al centro dell’immagine: si nascondono ai margini.
Nelle fotografie di Federica Duma il livido non rovina la bellezza. La rende credibile.È un dettaglio minuscolo che ricorda come dietro ogni immagine perfetta esista sempre qualcosa che sfugge al controllo. Una fragilità, un’inquietudine, una storia che non viene mostrata apertamente. Anche la scelta di mantenere un’ambiguità narrativa contribuisce a questo effetto: lo spettatore non riceve risposte definitive, ma viene costretto a fermarsi e osservare più a lungo, cercando collegamenti che l’immagine non esplicita mai del tutto.
Per questo le sue fotografie non funzionano come semplici ritratti estetici. Funzionano come favole contemporanee. Nelle fiabe tradizionali il bosco era il luogo dove affrontare le proprie paure; oggi quel bosco sembra essersi spostato dentro le immagini che scorriamo ogni giorno.

Forse è questo il motivo per cui continuano a catturare lo sguardo: sembrano promettere perfezione, ma finiscono per raccontare tutto ciò che la perfezione cerca disperatamente di nascondere.
