Queste non sono fotografie di soldi. Sono fotografie di opere mai nate.

Un mese prima dell’inaugurazione al Krakow Photomonth, Ada Zielińska scopre che il budget di produzione della mostra è molto più basso di quello che le era stato inizialmente promesso. Si incazza. Invece di ridimensionare quello che aveva già preparato, decide di cambiare completamente progetto. Lo fa in un solo weekend. Nasce così Where’s the Money?,…

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Un mese prima dell’inaugurazione al Krakow Photomonth, Ada Zielińska scopre che il budget di produzione della mostra è molto più basso di quello che le era stato inizialmente promesso.

Si incazza.

Invece di ridimensionare quello che aveva già preparato, decide di cambiare completamente progetto. Lo fa in un solo weekend. Nasce così Where’s the Money?, una serie che prende il problema che rischiava di compromettere la mostra e lo trasforma nella mostra stessa.

Per realizzare le fotografie Zielińska chiede in prestito una grossa quantità di denaro reale a un amico che, proprio in quel periodo, sta comprando un appartamento. Il resto delle banconote presenti nelle immagini è falso.

Ma le cifre raccontate dalle fotografie sono molto concrete.

Ogni immagine di Where’s the Money? è associata a una somma precisa e a ciò che quella somma rappresenta nel sistema dell’arte polacco. Non sono numeri scelti per rendere le fotografie più spettacolari: sono compensi, borse di studio, costi di produzione, finanziamenti e soprattutto soldi che sono mancati per portare a termine progetti artistici.

Si parte da 200 PLN, il costo di un biglietto ferroviario di andata e ritorno per permettere a uno studente di partecipare all’apertura di una mostra collettiva. 440 PLN corrispondono alla borsa di studio del Rettore dell’Accademia di Belle Arti di Varsavia nel 2020. 500 PLN al compenso previsto per un artista che partecipa a una mostra online. Più avanti le cifre iniziano a crescere.

3.722,53 PLN sono esattamente i soldi che mancavano per acquistare il vetro museale destinato alle opere della stessa Where’s the Money?. 8.000 PLN corrispondono invece al budget approssimativo per produrre la mostra.

Poi il progetto esce dall’esperienza personale di Zielińska e mostra quanto può diventare grande la distanza economica tra immaginare un’opera e riuscire effettivamente a realizzarla.

30.000 PLN: la somma mancante per realizzare The Weight of It di Witek Orski alla Foksal Gallery Foundation.

42.150 PLN: quello che mancava per pubblicare Makeshift, il photobook di Paweł Starzec.

80.000 PLN: il budget mancante per realizzare Mom, Am I a Savage? di Norbert Delman alla Biennale di Istanbul.

Fino ad arrivare a 800.000 PLN, la somma che mancava per la realizzazione del monumento a Bolesław Leśmian di Krzysztof M. Bednarski a Zamość.

Le fotografie cambiano, le cifre aumentano, ma il meccanismo rimane lo stesso: rendere visibile attraverso il denaro la parte economica della produzione artistica che normalmente rimane fuori dall’immagine.

E proprio per questo le banconote fotografate da Zielińska finiscono per parlare molto più delle opere che dei soldi.

Già nel 2015, parlando con VICE delle difficoltà economiche affrontate dai giovani artisti, Zielińska osservava:

«Mi sembra che oggi i giovani artisti lottino molto per ottenere finanziamenti.»

Anni dopo, Where’s the Money? porta quella stessa questione direttamente dentro le fotografie.

Il progetto mette sullo stesso piano cifre molto diverse: il biglietto del treno necessario per essere presenti alla propria mostra, il compenso di un artista, una borsa di studio, l’attrezzatura necessaria per lavorare, il budget di un’esposizione e centinaia di migliaia di złoty necessari per realizzare un’opera.

Così una domanda apparentemente amministrativa — “Qual è il budget?” — smette di essere soltanto una voce dentro un foglio di produzione.

Diventa il confine tra quello che possiamo vedere e quello che rimarrà soltanto un progetto.

Where’s the Money? non prova a stabilire quanto dovrebbe costare l’arte. Fa qualcosa di più semplice e più scomodo: prende i numeri che normalmente restano dietro le quinte e li mette davanti all’obiettivo.

Alla fine, quindi, la domanda non è più quanto costa fare arte.

È molto peggio:

quanta arte non abbiamo mai visto perché mancavano i soldi per farla esistere?

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