In fotografia tutto comincia dalla luce. Ma la luce non è uguale per tutti.
È da questa consapevolezza che nasce Albinos, la serie iniziata nel 2009 dal fotografo brasiliano Gustavo Lacerda. Un progetto costruito intorno a una tensione precisa: per molte persone con albinismo la fotofobia rende difficile l’esposizione alla luce; per la fotografia, invece, la luce è materia essenziale.

Per cinque anni Lacerda incontra e fotografa circa cinquanta persone tra San Paolo, Rio de Janeiro e Maranhão. All’inizio molti inviti vengono rifiutati. Posare davanti a un obiettivo significa affrontare ancora una volta lo sguardo altrui. Poi, lentamente, nasce la fiducia: i primi partecipanti coinvolgono amici e familiari e il progetto cresce in modo spontaneo, incontro dopo incontro.

Nel suo studio Lacerda costruisce per ciascuno una scena: fondali dai colori pastello, abiti scelti con cura, pose misurate e una luce morbida e diffusa. Ogni elemento accompagna la persona senza sovrastarla. Il ritratto diventa così uno spazio protetto nel quale essere osservati, ma anche restituire lo sguardo.
In queste immagini convivono timidezza e fierezza, fragilità e determinazione. Le persone fotografate non sono ridotte alla loro condizione né presentate come eccezioni: occupano il centro dell’immagine come individui, ciascuno con la propria presenza.


Con Albinos, Lacerda non propone un nuovo canone. Ci invita piuttosto a interrogarci su quello che abbiamo costruito: su chi consideriamo visibile, su cosa definiamo diverso e su quanto siano relative le nostre idee di bellezza.
